La prevenzione nasce dalla disciplina operativa.
La cyber hygiene comprende le attività ricorrenti che mantengono sistemi e account in condizioni di sicurezza. Sono controlli spesso poco visibili, ma decisivi per impedire che vulnerabilità note, credenziali compromesse o configurazioni dimenticate diventino un incidente.
Ambiti di intervento
- inventario aggiornato di hardware, software, servizi e responsabili;
- classificazione degli asset per criticità e impatto operativo;
- strategia di patching con priorità, finestre e verifica dell'installazione;
- hardening di endpoint, server e servizi esposti;
- riduzione dei privilegi e separazione degli account amministrativi;
- adozione di MFA, preferibilmente resistente al phishing per gli accessi critici;
- configurazione e controllo di EDR, antimalware e firewall locali;
- logging essenziale, sincronizzazione temporale e conservazione adeguata;
- gestione sicura di dispositivi rimovibili, lavoro remoto e dismissioni.
Dal controllo una tantum al processo
NESQ non si limita a indicare cosa correggere. Definisce frequenze, responsabilità, eccezioni e indicatori minimi: copertura del patching, account inattivi, asset non gestiti, endpoint senza protezione o backup falliti. In questo modo la baseline può essere mantenuta e verificata nel tempo.
Output
Il cliente riceve una matrice dei controlli, le configurazioni raccomandate, un piano di remediation e un set di verifiche periodiche. Le misure vengono adattate al contesto tecnico e alla continuità operativa, evitando modifiche indiscriminate che potrebbero compromettere i servizi.